Speranza
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Sono 17 ore che è sveglia. 17 ore di pensieri, 17 ore di passato.
25 anni prima
La mamma osservava sua figlia giocare, le piccole dita veloci vestivano la bambola e la sbattevano sul pavimento con cattiveria, parole strane e non adatte alla sua età uscivano da quelle labbrucce rosate e da baci. Quegli occhi così azzurri e dolci sapevano diventare incredibilmente duri e crudeli. Sembrava che si trasformasse e non la riconosceva quasi. La chiamò, voleva che smettesse quel gioco perverso non adatto a una bimba. La piccola alzò gli occhi e disse: "si mammina?" Avrebbe voluto dirle che non aveva scelta a lasciar fare a lui ciò che le faceva, ma sapeva che non era vero. Non fare niente voleva dire essere complici in quella orrenda... cosa.
- Così la rompi, torna a dormire. E' ancora presto per giocare! - le disse, prima di uscire dalla cameretta. Era l'ora e non voleva assistere. Prese la borsa rossa a lato del comò e uscì. Era l' alba e faceva freddo.
La bambina seguì con gli occhi la sagoma della madre che si allontanava nella penombra, fino alla porta. Fuori infuriava il temporale, un fulmine le fece distogliere lo guardo per qualche istante. Quando posò la vista di nuovo sulla porta, la sagoma della madre sembrava essersi ingigantita. Un altro fulmine illuminò quella figura per un momento... papà era a casa.
La radio sveglia si accende e la strappa via da quel flashback. E' l'ora di alzarsi, ma lei non ha chiuso occhio. Troppe cose a cui pensare per una sola testa.
Ricordi e pensieri si mescolano nel suo caffè insieme alle voci radiofoniche:
<< Conosco bene le trappole del web, meno quelle create dall'uomo. ma mi affascina più quest'ultimo, e allora mi faccio trasportare sulle onde della conversazione >>.
Gira il cucchiaino nel tazzone e il caffè inizia a vorticare, fissa quel liquido nero ma vede le facce del passato e presente balenare in circolo nella tazza. Quello strano effetto della sua insonnia la fa sentire come se stesse guardando film porno. Si sente nauseata.
<< emmm io non faccio film a luci rosse...LI PRODUCO! >> :brontola la radio come a schernirla.
Vede il volto di quel ragazzo che le piaceva tanto e se stessa, che pensava e ripensava ancora a lui, che le aveva chiesto di chiamarlo, ma lei non aveva mai trovato il coraggio di farlo.
<< Quello stronzo ha cancellato il mio numero di cellulare, io lo odio! >> :confidò la radio.
E' la volta di suo padre a galleggiare nel caffè. Quel mostro, che aveva barattato la sua infanzia con il terrore per ogni uomo, la paura di iniziare una relazione.
<<...e questo tu lo chiameresti un lavoro ben fatto?>>
Finalmente la tazza è vuota e con lei la mente.
Sa che non può mancare l'appuntamento, ma deve combattere con la voglia di scappare via anche da lui, come da tutti gli uomini della sua vita. Fa un lungo respiro e si dice: - chi non osa speri!
Poi esce di casa e si dirige verso la speranza.
[Questo racconto è stato costruito intorno alle frasi suggerite nel post precedente, si ringrazia per la gentile concessione: bryehn, Dolcelei, peperl, francy, viola, njord, Dessylin, atelkin, artemisia1975, fiorellino :blowkiss: ]
“Speranza”