Silipuro Jack
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Due passi avanti per uscire di casa...
passi in circolo... passi in circolo... passi in circolo... ed evito il traffico!
Se faccio in fretta c'è il mio posto che mi aspetta!
Chiuso in quella stanza di un metro e mezzo per due, ormai da 237 giorni, si era fissato orari ben precisi e quella era l'ora dello spettacolo!
Trascinava il suo corpo scheletrico muovendosi a piccoli passi ma veloci. Ogni tanto urtava un muro e allora si scusava imbarazzato:
- Pardon... la fretta mi rende maldestro - Un sorriso spuntava tra la lunga barba incolta e tant'è vero che sono mancino sogghignava riprendendo a camminare.
Jack continuò a girare intorno alla sedia finchè la sua mente non decise che era arrivato in teatro.
Seduto con le spalle alla finestra, osservava la sua ombra sulla porta. Il sole ormai prossimo al tramonto ne allungava la forma mentre il buio piano piano avvolgeva la stanza.
Finchè ombra e buio furono una cosa sola: il sipario che si apriva.
- Shhhh... che sta iniziando! - Annunciò sottovoce nel nero della stanza.
Il volto di Bice prese forma gradualmente sul palcoscenico. Un pò del rosso del tramonto tingeva i suoi capelli. Sorrise al pubblico e Jack la ricambiò incantato. I suoi occhi rossi e cerchiati dal sonno, luccicavano nell'oscurità.
Il primo atto era iniziato. I suoi ricordi in Technicolor sul portone erano dolci come il miele, ma crudeli. Le lacrime riempirono gli occhi, sgranati a fissare il buio, prima di scivolare sulla barba.
- Bice... - Sussurrò.
Svenne alla fine del secondo atto, come ogni notte, rovinando a terra con la sedia.
Rinvenne che già metà del suo pranzo (pane, carote e acqua) era stato consumato dai topi. Il suo carceriere aveva lasciato il cibo per terra, persino l'acqua era stata versata in una buca del pavimento. Ma per jack erano stati i topi a servire in tavola.
- Non son degno amici miei, non son degno - Gli tossì.
La sedia riprese il suo posto al centro della cella. Si legò i lunghi capelli dietro la nuca e si rimboccò gli stracci.
- Giorno di pulizie, sissignore... che non si dica che non sono un bravo padrone di casa! Sissignore!
Sistemò in ordine di grandezza l'intonaco caduto dai muri, tutto intorno alla sedia. Si strappò un lembo della camicia e iniziò a strofinare la porta, le sbarre alle finestre e infine la sedia.
Mise lo straccio in coda alla fila di calcinacci e si sedette ad ammirare il lavoro.
- Sissignore. Lindo e puro... Sissilindopuro... silipuro...
- SILIPUROOOO!! SILIPUROOO!! SILIPUROOOO!! .... - Iniziò a cantare in una sorta di urlo selvaggio a cantilena.
La porta si spalancò e il carceriere armato di cinghia apparve sulla soglia.
- Brutto testa di cazzo, ora ti insegno io a stare zitto! - Gli disse in tono del tutto pacato, prima di riempirlo di calci e cinghiate. Jack perse i sensi già al secondo calcio nello stomaco, ma l'altro continuò a pestarlo finchè non vide il sangue macchiare il pavimento.
Un dolore lancinante lo morse alla schiena svegliandolo. La sedia gli era stata spaccata addosso, lasciandolo a terra tra la polvere e suo stesso sangue impiastricciato tra i capelli.
Si trascinò in un angolino, con un piede della sedia tra le braccia e pianse singhiozzando. Era ora dello spettacolo ma lui non aveva più il suo posto. Tra tutte le ferite infertogli, non poter rivedere Bice era quella che più gli faceva male. Vide in quel momento che qualcosa luccicava alla base del muro. Si strofinò gli occhi per mandare via le lacrime e osservò la piccola fibia lasciata dal suo aguzzino.
Il 239° giorno Jack riusciva a forzare la serratura con la fibia, attraversare il corridoio, intrufolarsi negli alloggi del suo carceriere, sottrarre una sedia e tornare in cella in tempo per assistere allo spettacolo dei suoi ricordi con Bice.
Fu liberato tre giorni dopo in preda a deliri da malaria.
“Silipuro Jack”